Vacanza, una necessità dell’animo e del corpo

Prato Piazza, Plätzwiese, Braies, Sud Tirolo, febbraio 2015
Prato Piazza (Plätzwiese), Braies, Sud Tirolo, febbraio 2015

I giorni che si aprono sugli stessi paesaggi, le ore che si trascinano tra gli stessi click e le stesse ore, al risveglio del mattino segue l’addormentarsi della sera, cosa rimane per noi e di noi?
Il viaggio non è solo un piacere da gustare con piena attenzione, come un prezioso cioccolato, è un dovere in questa epoca di mutamento dove tutto scorre più veloce e i ritmi frenetici si aggrovigliano ai turbamenti emotivi.

Non vado in vacanza da anni!” non è una parola di vanto di qualche stacanovista che deve lavorare 60 ore a settimana per dimostrare di essere bravo o per sfuggire il sentire di se se stesso che incalza, è una follia. Non sono più tempi per non andare in vacanza, per non staccare, per non assaggiare l’aria di luoghi nuovi, per non bere con gli occhi la bellezza che a casa nostra troppo spesso ci sfugge.

Il corpo richiede riposo, la mente è stanca dei soliti pensieri, il cuore batte troppo velocemente per colpa di rabbie e paure spesso inventate. Almeno, questo è quanto io vivo, dopo settimane di networkingsocial media marketingweb writing e tante altre piccole e grandi cose che si possono anche chiamare in italiano e parlano di stress e battaglie del vivere quotidiano, ai nostri giorni.
Sono quello che faccio e che mi piace ma poi, negli inganni dei miei pensieri perdo le fila del gomitolo che vado srotolando e mi trovo smarrito nel labirinto non delle cose, ma delle mie emozioni trattenute e sofferte. Così non vedo più questa tastiera o il web come strumenti potenti in grado di dare voce ad un mondo nuovo che nasce ogni giorno. Il mondo nuovo ha bisogno non solo di tecnica ma di persone nuove, e per essere nuovi bisogna cambiare prospettiva, anche di sé stessi.

Viaggiare è un bisogno dell’essere umano, come mangiare, dormire e sognare, quello che si fa ad occhi aperti e con la mente lucida. Varcare l’uscio di casa e partire verso una destinazione sconosciuta è necessario per poter tornare a vivere, per tornare ad essere padroni di sé, anche quando torniamo sui nostri passi, in luoghi già incontrati, perché in fondo ogni volta che si viaggia in un territorio, seppur già visto, gli occhi sono nuovi e diversi.

Le parole scorrono più veloci delle dita e sanno dove andare, parlano di bisogni e necessità, della responsabilità verso il proprio benessere, verso ciò che ci circonda, perché se sto male sarò un pessimo amico, un pessimo moroso e un pessimo abitante di questo mondo che mi ospita. Allora viaggiare e scoprire, per perdersi nell’arte dei palazzi o delle cucine, nei paesaggi e nella quieta emozione della bellezza, dovrebbe essere un diritto di ciascuno ma anche un dovere, da insegnare e costruire.

Scrivo tutto questo mentre fuori piove, mentre fuori ci sono sempre i soliti palazzi e i soliti rumori, ma io non sono lo stesso, perché sono appena tornato da un viaggio dove montagne e boschi, saune e pietanze mi hanno nutrito. Ne parlerò, riempiendo di dettagli, di link e di foto ma quello che conta, che è reale è l’essere qui ed ora, diverso.

 

 

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