Il valore della condivisione

Foto tratta da Pinterest: http://bit.ly/1GYqWEp

 

Dopo anni di assidua presenza sul web, tra forum di esperti, tweet di influencer e post di ogni tipo su condivisione e nuovi paradigmi, ho maturato una certa predisposizione a stare in guardia, perché la realtà fuori dallo schermo non è sempre così brillante come quella dentro un social media. Il mondo della comunicazione è magnifico, specie per me, che ho una predisposizione quasi innata vero le parole (non vuole dire che sia bravo ma solo che ho un’inclinazione verso questo aspetto del mondo). Eppure è chiaro che quando siamo di fronte ad una tastiera ognuno cerca di dare il meglio di sé, lasciando in un angolo la bestia vorace che si ciba di emozioni come pura e rabbia, i demoni personali  che vanificano molti degli sforzi per rendere il nostro mondo un posto veramente migliore, non solo a parole. Di essere e apparire ho già parlato, e oggi sento l’esigenza di parlare di un convegno sulla Sharing Economy a cui ho assistito. La premessa era doverosa, perché il mondo nuovo fatto di condivisione e collaborazione è fantastico ma se prima non veniamo a patto con il nostro egoismo, almeno riconoscendolo, rischiamo di ripetere gli stessi errori solo in chiave 3.0.

Giovedì 26 febbraio sono stato al Polo Tecnologico di Pordenone ad assistere ad un intervento di Marta Mainieri che affascinata dal fenomeno di piattaforme come Couch Surfing o Airbnb ha messo in piedi un sito (collaboriamo.org) ed una rete di collaborazioni per affrontare in Italia il tema della cosiddetta Economia della condivisione. Da buon Acquario votato per nascita alla dimensione collettiva (pur con le mie “belle” bestie interiori) non potevo non mancare, se non altro per fare il punto su un fenomeno che annuso ma non conosco approfonditamente.

Gli spunti sono stati molti, fatti di nomi di piattaforme ed esperienze nate e cresciute a velocità incredibili nel giro di pochi anni, parallelamente alla diffusione dei social media e dei dispositivi mobili. Il portale che ho citato segue fedelmente l’evoluzione di un’economia che ha numeri da capogiro, pensiamo ad Airbnb che in poco tempo ha raggiunto il valore di 10 miliardi di dollari (al momento delle slide della conferenza). La catena di hotel InterContinental ha impiegato oltre 60 anni per arrivare a questa cifra e allo stesso tempo ha migliaia di proprietà e di dipendenti da mantenere, a differenza della piattaforma per il pernottamento più utilizzata al mondo, che si limita a fare da intermediaria tra privati, di fatto non possedendo nulla.

Non sono però qui a parlarvi di startup milionarie e di modelli di business perché non sono un esperto di gestione economica e perché quello che a me interessa è capire cosa si muove nel mondo e se questo movimento ci sta, finalmente, portando fuori dai soliti schemi, che vanno avanti da alcuni secoli. Piattaforme come airbnb o Uber parlano di distribuzione della ricchezza ma siamo veramente sicuri che sia così o che non sia solo l’ennesimo modello economico per fare tanti soldi?

Marta Mainieri mi ha sorpreso favorevolmente, perché nonostante stesse parlando ad una platea composta per lo più da imprenditori e manager è riuscita a superare le barriere del business per parlarci di una via italiana alla sharing economy, che affonda le radici nella storia cooperativa e di mutuo appoggio propria di un paese che ne ha subite di tutti i colori e che per sopravvivere ha imparato l’arte di arrangiarsi, che non vuol dire solo truffare lo Stato ma aiutarsi, visto che lo Stato era (ed è) un’entità spesso astratta racchiusa in oscure stanze sempre lontane.

Allora nascono esperienze come le Social Street, oramai 365 in tutta Italia, dove i vicini di casa si incontrano anche fuori dallo schermo dello smartphone e si crea empatia e sostegno, o la cooperativa lombarda Ferruccio Degradi che coinvolge i condomini dei palazzi milanesi sul tema della sostenibilità ambientale con strumenti concreti come case dell’acqua o il bike sharing, divenuti luogo e momenti di socializzazione. Gli esempi sono tanti e si possono trovare nel sito di Collaboriamo. Il fascino di queste esperienze concrete rivela un nuovo modo di approcciarsi alla vita, dove quello che si è accumulato in anni di consumo frenetico viene barattato o noleggiato, dove si sente fortissima l’esigenza di stare assieme agli altri e di vivere momenti autentici, anche solo dormendo una o due notti in una stanza di un perfetto sconosciuto trovato in rete. Sto parlando di umanità, di voler scambiare per crescere, non solo con il fatturato (desiderio del tutto legittimo), di un’economia umana che da mezzo per soddisfare bisogni si fa strumento per realizzare desideri profondi, come quello di vivere assieme agli altri con serenità e fiducia.

E’ tutto oro quello che luccica? In piattaforme come Airbnb e Uber di oro luccicante ce n’è a palate ma in esperienze come le Social Street c’è sicuramente una voglia autentica di andare oltre l’epoca dell’individualismo, muovendo dei passi per realizzare un mondo nuovo, dove gli altri sono esseri umani come te e non manodopera o numeri. Il viaggio è solo agli inizi e le difficoltà molte, come sempre mai esteriori ma proprie di una cultura umana che si è plasmata nei secoli per essere vorace e non amichevole. Forse è il momento di dire basta a questa interpretazione dell’essere umano come lupo contro lupo (poveri lupi tra l’altro) e di passare da un’economia della sofferenza ad una della gioia, basata su valori come condivisione ed empatia.

 

 

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