I confini e i nuovi orizzonti

Faro di Byron Bay, New South Wales, 2010
Faro di Byron Bay, New South Wales, 2010

Non possiamo fingere che il mondo inizi e finisca tra i confini che noi ergiamo. A volte dobbiamo riconoscere che invade le nostre vite, in modi che preferiremmo non avvenissero e dobbiamo affrontare le sfide che ci lancia

Terry Brooks, Gli eredi di Shannara

Un fiume che scorre e una vecchia quercia, come un guardiano, piegata sulla riva come se volesse specchiarsi nelle acque. Vi appoggio la mano, la corteccia rugosa che affronta l’inverno e l’umido, la solidità di una pianta guerriera secondo le mitologie dei popoli del Nord che passarono anche per di qua. Questa stabilità mi aiuta a riflettere.

Gli eventi di questi ultimi anni mi hanno portato a giocare in difesa, a limitare entrate ed uscite e non parlo solo dei soldi, ma anche degli affetti e dei sogni. A volte è necessario uscire dal mondo per ricavarsi uno spazio interiore dove fare chiarezza, cercare risposte, comprendere. Vivo in una regione, il Friuli, bella e in parte ancora selvaggia, con le sue steppe, le sue lagune e soprattutto le montagne, luoghi magici in cui mi immergo per rigenerarmi, dove molte persone corrono tutta la vita senza chiedersi molto chi sono e cosa vogliono. Capita un po’ da per tutto nel mondo ormai e non è una colpa, le necessità della vita ci costringono a studiare, lavorare perché il dovere ce lo impone. Solo da alcuni anni, prima in gruppi minoritari e poi sempre in modo più esteso, si è diffusa una nuova consapevolezza che parla di capacità, di talenti e di sogni. Dopo infinite guerre e miserie, il benessere materiale ci ha permesso di porci domande impensabili fino a qualche decennio fa.

Io sono qui, frutto di questa epoca, con la possibilità di pensare e chiedere, non è poco. Ne vedo un’altra di epoca, davanti a me, la scorgo tra i tenui bagliori di certe conversazioni, tra i gruppo di persone che cercano di guarire le proprie ferite, nei ritagli del web e poi più affondo, nel mio sentire, nel mio credere che ciascuno di noi dovrebbe avere la possibilità di farsi queste domande e di trovare le giuste risposte, magari con il sostegno e la solidarietà di chi ci sta attorno.

Non voglio perdermi nei discorsi complessi, perché sono qui, sulla riva di un piccolo fiume cercando di percorrere la strada migliore, che non può essere che mia, anche se poi confluirà in quella più grande, dove cammina l’umanità intera. Per ora faccio un passo dietro l’altro, cercando di fare quello che mi piace, scrivere, lasciando che le parole diventino emozioni, immagini che escono dall’inchiostro per toccare i cuori disposti ad aprirsi.

Non è facile, la pigrizia, l’autostima che vacilla, le invidie e le paure sono i demoni che affronto nel mio viaggio. Come in ogni storia però, anch’io ho i miei mentori, i miei alleati e qualche magia che mi permette di andare avanti verso un tesoro che brilla, laggiù in lontananza.

Vorrei prendere la forza di questa quercia e accendere la mia parte guerriera, perché non posso più stare dentro i confini che mi sono dato, voglio salpare e incontrare nuove modalità di espressione, nuovi orizzonti, nuove parti di me. Questo è l’anno giusto, intravvedo già porti lontani, sentori di spezie e suoni di strumenti rari. La necessità di vivere parla lingue straniere, mangia cibi diversi, chiede terre e cieli nuovi. La necessità valica i confini e mi spinge ad osare.

 

 

 

 

 

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