La via era smarrita (seconda parte)

Mura del castello di Maniago, maggio 2014Apprezzava il silenzio più di ogni cosa, potersi sedere nelle campagne e osservare le colline che diventavano sempre più verdi ogni giorno, senza il rumore di garzoni, mercanti, prostitute. Seduto su di un sasso respirava la terra e ne traeva forza.
In una tasca portava una figura intagliata nel legno, un Cristo di foggia orientale in uno sfondo dorato, una riproduzione bizantina che gli aveva donato un frate suo amico, anulare e mignolo a toccare il pollice, medio ed indice dritti. Ogni tanto ne imitava la posizione, chiedendosi il senso di quella postura.
Avrebbe potuto prendere una nave e viaggiare molto più velocemente ma l’Adriatico era pericoloso in quel periodo e sentiva quel cammino via terra come una sorta di pellegrinaggio, lontano però dalle vie ordinarie della devozione.
Quell’angolo di regione tra due grandi fiumi, per quanto povera e marginale, era ricca di preziosi dettagli, di chiese di campagna affrescate da mani esperte e quando anche si vedeva la poca arte del pittore se ne intravvedeva la devozione; di borghi ordinati e castelli che in una linea si osservavano e si rispecchiavano sulle colline alle cui spalle c’erano le Alpi. Quello che lo attraeva però erano le campagne che lentamente riprendevano vita. Lontano dalla sua città di pietra e acqua, sembrava cercare quasi con fame l’elemento terra.

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