Le montagne, spazio di silenzio e magia

Il Pelmo, il trono di Dio

Vicino e lontano. Viaggiare è sinonimo di valigie ricolme degli oggetti più disparati per affrontare climi ostili, di ansie, di entusiasmi per culture esotiche. È allora possibile scoprire dei luoghi dietro l’angolo con la stessa emozione, capace di tenerci attenti, di assorbire ogni dettaglio?

Inizia così un mio articolo per BlogdiViaggi nato durante un fine settimana in una valle poco conosciuta della provincia di Belluno, a pochi km dal confine con la mia regione, il Friuli. Ho deciso di farlo partecipare ad un concorso di blogger di montagna, non solo per il desiderio di vincita ma anche per il gusto di diffondere maggiormente quello che scrivo, perché credo sia giusto veicolare esperienze che nascono da progetti interessanti in luoghi densi di bellezza, spesso sconosciuta.

Le montagne sono elementi della Terra, come gli alberi, che bloccano il mio andare e mi costringono a fissare lo sguardo su di loro. Le conosco poco e spesso nemmeno per nome ma ne riconosco una forza, che credo ricordi quella di popolazioni più antiche o lontane che vedono nelle cose che per noi occidentali sono solo materia e risorse economiche, esseri viventi degni di attenzioni e lodi.

Le ho sempre avute vicine, da dove sono nato sono forme evidenti, con una linea che fa da tramite tra cielo e terra ma per lungo tempo ho lasciato che fosse altro ad attrarre la mia attenzione, preso tra il rifiuto di ciò che c’era e l’ansia di trovare nuovi tratti di orizzonte. Dopo anni, dopo aver assaggiato monti di altri continenti, dopo aver ascoltato le lodi delle montagne dietro casa di viaggiatori che vivono a migliaia di km dal Friuli e dopo aver in qualche modo compreso che si può vedere il nuovo accettando solo quello che si ha già, sono tornato e ho deciso che era giunto il momento di fare conoscenza con queste antichissime presenze.

Le Dolomiti non sono una regione o un “dettaglio” come una foresta, un tempio o una tribù, sono un universo fatto di mille diversità con milioni di anni di storia, che permea diverse regioni del mondo ma che in Italia hanno una dimensione particolare, che non solo è riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio dell’Umanità ma che è celebrata da secoli, da viaggiatori e poeti. La loro complessità sfugge all’occhio inesperto, eppure la loro forza è così evocativa da sciogliere il giudizio, da far tacere la mente e spingere l’animo ad una forma di contemplazione che è quasi mistica. Allora si capisce perché gli eremiti, i santi cercassero nelle vetti l’incontro con sè stessi e con Dio. Nelle montagne regna il silenzio delle attività umane, qui la vista non viene annebbiata da troppi stimoli ma viene assorbita da altezze e profondità, da colori intensi e nuvole, da piante tenaci e fiumi veloci, da una luce che riverbera della purezza dell’aria che studi, come quello di André Van Lysebeth, hanno dimostrato essere particolarmente ricca di elementi elettromagnetici essenziali per il nostro benessere e per aumentare la propria concentrazione.

Per questo la montagna non può essere spazio di predazione ad opera di uomini-bambini in cerca di facili e miopi guadagni, ma deve essere patrimonio da custodire. Le Dolomiti sono ora alla ricerca di un equilibrio tra turismo e salvaguardia ambientale, che possa coniugare il desiderio del viaggiatore, spesso cittadino, di stare più in contatto con la natura, del paesaggio e propria, e con quello di chi risiede in montagna e vuole continuare a viverla senza dover fuggire in città alla ricerca di opportunità di lavoro. Guide di montagna, geologi, albergatori, associazioni stanno lavorando pazientemente e spesso lontani dalla pubblicità per ricreare le sinergie uomo-ambiente che esistevano nelle valli montane fino agli anni ’60. E’ un processo delicato e come tutti gli sforzi di questo periodo richiede molto impegno e pazienza ma è supportato dalla nuova visione del mondo che sta diventando la narrazione di questo secolo, in bilico tra le forze distruttive del passato e quelle creative del futuro.

 

 

 

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