Buddha, il calcolatore e la comunicazione

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« Il Buddha, il Divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore »

Robert M. Pirsig, Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta

Camminavo per il centro di Pordenone, dove abito, con il mio telefono in mano ricevevo notifiche, spulciavo mail, controllavo twittii vari e di colpo mi è venuta in mente la frase di Robert Pirsig che ho citato all’inizio. Come spesso accade, uno scrittore scrive per ricordare a sé stesso più che agli altri. L’arte è un canale di creazione, e da cosa si crea se non dal caos danzante che esiste dentro di noi. Nel suo piccolo lo scrittore è un alchimista che cerca di trasmutare le sue emozioni e i suoi pensieri per creare un po’ di oro da poter dare al mondo.

Capita che mi interroghi sul senso di una tecnologia che mi piace lasciare spenta ogni tanto o che alle volte uso per isolarmi o per concentrare le energie in eccesso. Mi accorgo di scorgere solo dettagli, di percepire solo che una piccolissima parte di ciò che mi circonda, quello che la mia mente come una scimmia che salta di albero in albero mi fa vedere.

Il senso esiste anche se spesso non lo vedo o se preferisco ragionare secondo le apparenza, ripetendo quello che “si dice in giro”.

Il cambiamento è continuo e non è solo tecnologico. Internet sta trasformando la comunicazione dei saperi, delle informazioni, del turismo, del marketing ma è parte di una trasformazione più grande che passa anche per i calcolatori elettronici. Gli oggetti sono solo oggetti se non ci siamo noi a dar loro significato. Quello che sta cambiando è proprio il significato. E così Buddha non dimora solo nelle caverne dell’Himalaya, insieme a santoni in meditazione perenne ma può trovarsi anche nella Rete, viaggiando tra i bit di scrittori, in video su youtube o in canzoni di mille podcast.

E’ sempre il solito porblema della cultura VS natura e di tanti altre questione che appaiono come contrapposte, apparentemente.

Le polarità sembrano opposte soltanto all’osservatore superficiale, soltanto a lui sembra che esse si escludano l’una con l’altra, ma ad un’osservazione più attenta risulta che le polarità formano un’unità e dipendono l’una dall’altra per la loro esistenza

Così si esprimono Thorwald Dethlefsen e Rudiger Dahlke in Malattia e destino.

Allora si può usare un telefono o un pc per comunicare, per raccontare storie che parlano anche di natura, di salute e di benessere, per trovare un Buddha che pensi sempre lontano e irraggiungibile, per farlo scorgere anche ad altri e magari trovarlo assieme, anche qui, di fronte ad uno schermo di un computer.

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